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La Bce taglia i tassi di 25 punti base.

7 Giugno 2024 3:37 - Pubblicato da Lascia il tuo commento
 

La Bce taglia i tassi di 25 punti base. Lagarde: "La strada sarà accidentata"

 Talmente tanto atteso da non sorprendere le Borse, arriva il primo taglio dei tassi della Bce.
 Il ciclo di rialzi più rapido e ripido della storia, partito a luglio 2022
e poi proseguito con una lunga pausa da settembre 2023, si chiude ora con un riduzione da 25 punti base che porta il tasso sui rifinanziamenti principali dal 4,50% a 4,25%, quello sui depositi dal 4% al 3,75%, e quello sui prestiti marginali dal 4,75% al 4,50%.
Una boccata d’ossigeno per famiglie e imprese che potrebbe presto rendere più appetibili mutui e prestiti diventati comunque meno cari già mesi fa, sull’aspettativa per le decisioni delle banche centrali. Ma il primo taglio dei tassi non è necessariamente il calcio d’inizio dei novanta minuti: la Bce non vuole vincolarsi a nessun percorso temporale, consapevole che la strada verso la normalizzazione sarà accidentata e non sempre si potranno anticipare gli ostacoli. Se la sforbiciata non ha stupito né mercati né analisti, la sorpresa è arrivata dalla revisione al rialzo delle stime sull’inflazione. Per il 2024 sale al 2,5% dal 2,3% indicato a marzo, facendo slittare anche l’arrivo al target del 2% previsto nel 2025, perché le nuove previsioni la vedono al 2,2% in media d’anno. In deciso rialzo la stima di crescita del Pil, a 0,9% da 0,6% per il 2024 (con revisione a 1,4% da 1,5% per il 2025), con la presidente Christine Lagarde che apprezza i “buoni risultati sulla crescita” dell’Italia, e invoca un riduzione del debito ma allo stesso tempo proteggendo gli investimenti. Più crescita significa più pressioni inflazionistiche, ma il Consiglio direttivo ha voluto guardare oltre. La presidente della Bce Christine Lagarde ha spiegato che la fiducia nel calo dell’inflazione “è cresciuta negli ultimi mesi”. Basta guardare alla strada percorsa fino ad oggi: il ciclo di rialzi è partito a luglio 2022, e ad ottobre 2022 l’inflazione ha toccato il picco del 10,6%. Da allora è calata con costanza fino al 5,2% di settembre 2023, traguardo che ha spinto la Bce a decidere di fermare i rialzi. Oggi, sebbene a maggio sia leggermente risalita, è al 2,6%. In sostanza, ha spiegato Lagarde, la Bce si è mossa ogni volta che l’indice si è dimezzato. Il ritmo delle mosse future, però, è un’incognita: “Non posso confermare che siamo in un processo di rientro” lineare dei tassi, dice Lagarde: anche se è “molto probabile”, tutto dipenderà dai dati sull’inflazione, che è su “una strada accidentata e i prossimi mesi saranno altrettanto, lo sappiamo”. Ecco perché il board ha preso la decisione “senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”. E con una defezione a sorpresa che ha rotto l’unanimità, quella del governatore austriaco Robert Holzmann. Viste le stime al rialzo dell’inflazione, il ‘falco’ non ha voluto appoggiare la scelta sostenuta da tutti gli altri colleghi. L’inversione di marcia è invece stata accolta con favore dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che la considera una “decisione attesa, opportuna, coerente con la situazione attuale e, guardando gli ottimi dati di riduzione dell’inflazione in Italia, ben al di sotto della media dell’area euro…anche doverosa. Era ora”, ha commentato il ministro, auspicando come sia solo “il primo passo in questa direzione”. Anche per il Fondo monetario internazionale l’inflazione ha fatto grandi progressi in Europa e quindi “è appropriato per la Bce iniziare a tagliare i tassi”. Con la decisione di oggi Francoforte anticipa nel ciclo espansivo di politica monetaria il resto delle banche centrali del G7, ad eccezione della Bank of Canada che ha tagliato ieri. Si apre così un periodo di divergenza, nel percorso dei tassi, rispetto alla Federal Reserve: stando alle previsioni degli operatori, in assenza di novità dal prossimo meeting dell’11 e 12 giugno, la banca centrale americana taglierà i tassi soltanto dopo l’estate – con una prima mossa attesa solo al meeting di settembre o novembre – di fronte a un’inflazione ancora alta.

IL GAS SALE DELL’1,1% A MARZO PER I CLIENTI VULNERABILI, ASSOUTENTI: ‘BOLLETTA MEDIA SALE A 1.116 EURO A NUCLEO’

5 Aprile 2024 1:34 - Pubblicato da Lascia il tuo commento

Il gas sale dell'1,1% a marzo per i clienti vulnerabili, Assoutenti: 'Bolletta media sale a 1.116 Euro a nucleo'

Arera, è 101,50 centesimi di euro per metro cubo. Codacons: ‘Bollette del gas a +43,6% rispetto a tre anni fa’

Per il mese di marzo 2024, il prezzo di riferimento del gas per il cliente domestico vulnerabile è pari a 101,50 centesimi di euro per metro cubo (+1,1% su febbraio), tasse incluse.
Lo rende noto l’Arera.

A partire dal mese di gennaio 2024, il servizio di tutela gas è stato sostituito dal servizio di tutela della vulnerabilità, destinato ai soli clienti domestici vulnerabili.

Nell’aggiornamento delle condizioni del servizio di tutela della vulnerabilità, l’Autorità di regolazione precisa i vari costi. L’aumento più consistente è quello per l’approvvigionamento del gas naturale e per le attività connesse, il cui costo è salito a 35,21 centesimi di euro (pari al 34,7% del totale della bolletta). Invariati i costi della vendita al dettaglio (6,55 centesimi di euro, il 6,4% del totale della bolletta), quelli per i servizi di distribuzione, misura, trasporto, perequazione della distribuzione, qualità (26,46 centesimi di euro, il 26,1% del totale della bolletta), e invariati restano anche gli oneri generali di sistema (2,41 centesimi di euro, il 2,4% della bolletta). Leggermente in calo le imposte (30,87 centesimi di euro, il 30,4% del totale della bolletta).


Codacons: ‘Bollette del gas a +43,6% rispetto a tre anni fa’
“Gli utenti vulnerabili del gas pagano oggi bollette più care in media del 43,6% rispetto a tre anni fa”. Lo scrive in un comunicato il Codacons, commentando la nuova tariffa del metano decisa oggi da Arera per il mese di marzo. “A marzo il costo al metro cubo del gas sale a 101,5 centesimi di euro, portando la bolletta media di un utente vulnerabile a 1.116 euro, considerando un consumo pari a 1.100 metri cubi annui – spiega il Codacons -. Si tratta di ben 339 euro in più all’anno (+43,6%) rispetto alle tariffe del gas in vigore sul mercato tutelato nello stesso periodo del 2021”. “Al di là delle nuove tariffe – prosegue l’associazione dei consumatori -, va tuttavia considerato che in tema di bollette luce e gas a partire dal 1/o aprile gli italiani affronteranno nuovi rincari, legati stavolta ai ritocchi degli oneri di sistema e alla fine dei bonus straordinari. Il bonus sociale per l’elettricità e il gas è tornato infatti al regime ordinario, con le soglie Isee fissate a 9.530 euro e a 20.000 euro per le famiglie numerose (con oltre tre figli)”. “Dal 1/o aprile – scrive ancora il Codacons – aumentano poi gli incentivi per le rinnovabili addebitati in bolletta (componente “Asos”), che salgono del 17% a circa 3 centesimi al kWh, mentre gli oneri per finanziare il bonus elettrico, la messa in sicurezza del nucleare, le agevolazioni tariffarie per il settore ferroviario e il sostegno alla ricerca di sistema (Arim) aumentano del 26% a 0,9 centesimi/kWh, con un impatto complessivo in bolletta pari a +105 euro annui a famiglia”.

“L’incremento dei prezzi dell’1,1% equivale ad un aggravio di spesa medio di 12,5 euro annui a famiglia rispetto alle tariffe di febbraio, con la bolletta media dei clienti vulnerabili che, considerato un consumo di 1.100 metri cubi all’anno, si attesta a 1.116,5 euro all’anno – commenta il presidente onorario Furio Truzzi – 2,5 milioni di famiglie vulnerabili subiranno l’aumento, e sul mercato libero del gas la situazione è addirittura peggiore: qui la concorrenza tra operatori stenta a decollare, e le tariffe medie praticate ai clienti risultano ancora oggi sensibilmente più alte rispetto a quelle della vulnerabilità”. “Resta poi da risolvere il problema degli utenti vulnerabili dell’energia elettrica i quali, dal prossimo 1 luglio e con la fine del mercato tutelato della luce, subiranno una beffa e si ritroveranno a pagare bollette più salate rispetto ai clienti del Servizio a tutele graduali”, conclude Truzzi.


Irpef, taglio delle tasse per chi guadagna più di 50 mila euro: come potrebbero cambiare gli stipendi nel 2025.

15 Marzo 2024 3:23 - Pubblicato da Lascia il tuo commento
 

Per evitare che la riduzione dell’Irpef avvantaggi anche chi dichiara un reddito più alto e, in particolare, chi dichiara più di 50 mila euro di reddito, il decreto ha previsto un taglio alle detrazioni per spese eventualmente applicabili pari esattamente a 260 euro. Ma va detto che questo taglio ha effetto solo per chi dichiara alcuni tipi di detrazioni, chi invece non le dichiara, non "paga pegno". Comunque sia, «si trasforma in un vantaggio secco per tutti i contribuenti che dichiarano più di 240 mila euro di reddito», confermano i commercialisti, perché, di fatto, sono impossibilitati per legge ad operare detrazioni per spese e, dunque, il taglio a queste ultime non influisce in alcun modo sui loro redditi rispetto all’anno scorso. Va detto, comunque, che per questi ultimi, come visto sopra, il vantaggio in termini percentuali è praticamente irrisorio.